2.
Sabato 10 aprile
Forse è per tutto questo che abbiamo deciso di separarci, perché le conseguenze della scelta potessero compiersi. Abbiamo pianto per il futuro che ci avrebbe visto soli dopo tutto quel passato trascorso insieme, disperso tra le cianfrusaglie della vita. Abbiamo discusso, litigato, capito ma mai compreso quel presente che vivevamo con la voglia che passasse in fretta.
Stavamo nel retro buio della sacrestia di quella chiesa che pochi anni prima ci vide sposi. Qualcuno leggeva le letture della veglia di Pasqua nell’attesa del mistero della resurrezione. L’altare era spoglio. I fedeli, avvolti nella penombra, attendevano il verificarsi di quell’evento necessario a dare senso al mistero cristiano. E noi due incarnavamo la parte di coloro che quel necessario lo stavano già vivendo. Anche noi avvolti nel buio, lasciavamo che fossero i nostri animi a ricercare parole di speranza. L’amore che ci univa era già morto ma la speranza, forse solo mia e per questo illusoria, era affidata alla certezza della “resurrectio”. Quando la veglia giunse al termine, il corpo e il sangue di Cristo tornarono vivi per dare senso nuovo alla vita dall’altare sacrificale e la chiesa fu inondata di luci e suoni di campane a festa, noi finivamo di recitare la promessa di aspettarci ancora per capire se la necessità di viverci fosse ancora amore o solo sua illusione.
Le dissi che il mio amore sincero mi avrebbe aiutato a comprendere la necessità di quella scelta. Ma nelle mie parole nascondevo il presentimento che l’allontanamento sarebbe stato per sempre.
L’amore è slancio, è coraggio, è incoscienza. E sono sicuro che questa decisione folle, lontana da ogni logica che pure conosco, mi porterà su una strada di sincerità.
Speranza
Nel teatro delle tenebre
le false verità dell'animo
danzano
nell'ossessiva nenia del silenzio
Voce del buio
l'urlo straziante d'una vita senza senso
s'innalza
come lama scintillante
a dilaniare il domani
Poi dalle ombre l'aurora
illumina il mio vuoto
colmo d'echi
solo echi di parole
solo parole
E mi ritrovo
assopito
che mi sveglio ora
alla luce
d'un sole che sorge nuovo
Prologo.
In questi ultimi tempi, ho girato tanto tra i bit impolverati della memoria di questo universo. E dentro un ammasso di questi, forse più disordinato degli altri, ho trovato un mucchio di fogli elettronici abbandonati dove ho trovato scritta una storia. Una storia come tante, con delle domande e delle risposte, eppure così vera da desiderare di strapare i fogli per non soffrirne più, per non far soffrire ancora colui che per caso dovesse riscoprirla dopo tanti anni sepolta dalle verità accumulatesi nel tempo. Ma non ho strappato quei fogli, né sono riuscito a smettere di leggerla, quella storia.
Inizia con un titolo
e continua con dei capitoli che raccontano di ciò che avvenne in quei giorni del 1993.
1.
Mercoledì 7 aprile
Quando si decide di vivere in coppia occorre lasciare il sentiero dell’individualità per seguire quello della libertà dove ogni esperienza personale deve essere vissuta col desiderio di condividere con l’altro ogni sensazione, ogni sentimento. Ma questa decisione deve essere pienamente condivisa da entrambi, pena il fallimento del rapporto, o, peggio, la ricerca di equilibri diversi.
Se uno dei due cede alla tentazione di tornare per un attimo a vivere la propria vita con l’altra visione, più personale, dove l’autoaffermazione prende il posto della condivisione, allora gli equilibri vacillano, ogni situazione può essere risolta e vissuta in modi diversi, in altri contesti che non conoscono la vita di coppia in quanto creazione personalissima dei due individui e che per questo non possono dare che alternative alla vita di coppia stessa, non una soluzione. È per questo che i normali problemi di tutti i giorni lasciano il posto alla ricerca del colpevole, alla necessità di far valere le proprie ragioni.
Oppure ci si rifugia nella ingannevole nostalgia dei ricordi che si ritrovano stranamente vivi con le loro sensazioni così stimolanti, quei ricordi che da sempre aspettano di farci rivivere in modo illusorio quelle realtà così leggere, spensierate, di persone allegre, facendo risultare l’odierno oltremodo pesante e noioso.
Inesorabilmente il rapporto diventa un luogo scomodo dove vivere il meno possibile, col desiderio di fuggire per respirare l’aria pulita, diversa, stimolante di altri luoghi, di altre persone.
Il giurato eterno amore, vacilla, la fiducia che vive di gesti infinitesimali, svanisce. L’amore diventa sopportazione.
Forse è per tutto questo che abbiamo deciso di separarci.
Ciò che era uno
s'é scisso lentamente, senza lacrime
Mille i rimpianti
accumulati fra l'illusione
e i cuscini della notte
a soffocare i sospiri
E l'amore sfumava
fra le cianfrusaglie della vita
quando lo cercavamo
fra vette innevate e sconfinati abissi
Chissà se Iddio voleva l'uno di noi
o piuttosto ora, riparare
l'umano
accaduto errore
E senza sfiorarci
il tempo passa fra infiniti momenti
che altalenanti
ci uniscono ora al cielo, ora alla terra
sollevando noi
dall'essere semplice materia
E la risposta
ferma al centro del gioco
attende
ma leggerla ora
mi é impossibile
Non si può scrivere quando si è in cammino, almeno quando il cammino è impervio. E qui sul virtuale, il cammino spesso è impervio, specialmente quando si incappa in letture che incidono dentro e lasciano un segno che va lasciato guarire senza troppa fretta. Queste letture, spesso ingarbugliate, salgono da dentro e portano con se massi pesanti lasciati sul fondo a … che fare non so dire; sicuramente a pesare sulla mia vita che mi pareva sufficientemente libera e che invece scopro essere ancora troppo ingarbugliata.
Così ho scoperto che il senso del viaggio non è la meta ma l’andare. Le sensazioni sono il condimento dell’andare, le compagne di viaggio, le spie del cruscotto che mi dicono la qualità e la quantità del mio andare. Le persone che incontro sono le opportunità; anzi, forse sono proprio loro IL VIAGGIO.
Ma è anche vero che un viaggio senza meta non ha molto senso. Girare senza scopo lo fanno i folli e per noi questo non ha molto senso. Ma sono sicuro che per loro ha senso. Anzi credo che dovremmo cercare di comprendere il senso che loro danno al viaggio senza meta perché è molto più alto, perché svincolato dalle cose terrene.
Ora che sono incorporeo, viaggio velocissimo. Eppure, qualche volta mi immagino averlo ancora, il corpo. Così, ho scoperto che il corpo è un veicolo che permette all’anima di mostrare ciò che è.
È un dono che può essere condiviso con una stretta di mano o un abbraccio, con un bacio o con uno sguardo.
L’occhio è una parte del corpo, ma l’occhio capace di vedere attraverso il corpo può appartenere solo ad un poeta. Ma è anche vero che il vero scambio d’anima avviene attraverso un abbraccio, un bacio, una stretta di mano … un contatto: infatti, tutte le volte che ci salutiamo per e_mail raramente ci lasciamo con dei semplici saluti ma quasi sempre con un abbraccio o un bacio.
Ma ho anche visto delle persone con braccia incrociate che forse non sapevano dove mettere le mani; ma forse attraverso quel gesto sono state costrette ad innalzare delle barriere davanti all’invadenza di qualcuno. No c’è niente da fare: ci sono delle persone che sono invadenti. Oppure che non sopportiamo, che non ci incuriosiscono, che non stimolano il nostro senso della condivisione. Allora incrociamo le braccia.
Ma quando ci riesce di vedere l’animo, allora il corpo diviene splendente di una luce che è diversa da corpo a corpo. Allora si riesce a capire il dono importante che il corpo rappresenta.
Viaggiando, ho scoperto che anima e corpo non sono due entità distinte, ma una sola con densità diverse e che solo in un attimo le due diverse densità sono in grado di manifestarsi una: quando uomo e donna si uniscono nell’acme del rapporto, nell’amore totale. Abbiamo bisogno di essere due per capire. Per questo rimpiango di non avere più il corpo.
Ma ora sono in grado di viaggiare velocissimo e allora attraverso l’ascesi, conosco Dio. E rimanendo me stesso, mi ritrovo negli altri.Il porto sepolto
Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
Di questa poesia
mi resta
quel nulla
di inesauribile segreto
di Giuseppe Ungaretti
DECANTAZIONE
Mi soffermo
Immagino oltre il vento
d’odori e suoni
l’amore
Auditorium
Lieve scorre la voce della vita
e solo nel silenzio
mi è possibile
a volte
ascoltarla
Top nice
Dalla fissità del tempo
scesi noi
uniche perle
vere
nel falso trascorrere
vivremo
come ritornelli colorati di fresca gioia
con i nostri baci
a scardinare vite
La doccia
E invidierò l'acqua
che scorre sulle tue brune spalle
sui bianchi seni
nel tuo morbido abbraccio
d'inesauribile amante
E invidierò l'acqua
che scende fresca sul tuo ventre di vita nuova
e gaudente disseta
le tue pieghe nascoste
mentre indugia sulle tue cosce color di rugiada
E' invidierò l'acqua
nell'ascolto della sua melodia
tintinnante gioiosa schiuma
morbido velo bianco sui tuoi piedi dispettosi
Invidierò l'acqua
il suo ultimo velo trasparente
le mille movenze sensuali
e poi l'attimo che lasci andare
Invidierò l'acqua