Hanno catturato l’aria. E la stanno torturando. Ma essi non la conoscono; non conoscono la vera natura dell’aria. Non sanno che essa è libera nella sua legge che le impone di dare vita, morire e risorgere in un imponderabile vortice di costrizioni intessute dalle più vaste immensità del tempo. Eppure, essi hanno trovato il modo di stravolgere quella legge. E quella costrizione di vita è divenuta imposizione di morte perché essi le impediscono di concludersi: risorgere. Impediscono all’aria di completare il suo ciclo di vita. Ma l’aria non è come pensano loro. Essi non conoscono la sua vera natura. L’aria ha una coscienza talmente vasta che non può essere conosciuta se non da chi è in grado di guardare in alto, al di là delle nuvole. Ed essi, gli uomini di sotto, non quelli che vivono, mangiano, osservano, respirano, ridono, sperano, imprecano, piangono, amano, soffrono; no, non parlo di questi ma di quelli che stanno sotto, di quelli che comandano, che sono le ruote sterzanti verso strade di morte. Ebbene, questi non comprendono la coscienza dell’aria. Non possono comprenderla perché stando sotto non possono vedere il cielo. Così, l’aria fugge via, la vedo: ha trovato un foro nell’universo. Ha sfondato il cielo ultimo e da lì fugge. Che paradosso! L’aria, imprigionata, muore nell’inferno del consumismo mentre quella rimasta, libera, vola via nel paradiso dell’immenso pendolo fermo dell’eternità. In nessuno di questi luoghi essa ha motivo di esistere. Altro paradosso! E nel limbo, noi, uomini ignari e uomini che sanno. Entrambi, colpevoli perché incapaci di prendere il volante per convogliare quelle ruote sterzanti, quegli uomini di sotto ormai vittime del loro stesso successo, verso una strada diversa. E quel carro, funebre oserei dire, l’affresco del corpo di Cristo con il volto senza più espressione. Dipinto da mille mani, deformato da mille immagini. Lo hanno reso incapace di urlare quel messaggio di speranza e di libertà, quel messaggio dell’aria che ormai fugge via.
Io sono sceso da quel carro. Ora sono solo. Fa caldo, qui in questo immobile spazio; la terra sotto i miei piedi è acquitrinosa, malarica, maleodorante.
Ma vedo! Da questo punto fermo posso vedere tutto ciò che gira intorno a me. Vedo anche quel carro con il suo bell’affresco, con chi sta sotto e chi sopra. La mia ragione conosce, ora, e la mia anima piange e vorrebbe fuggire via, perché io la tengo da qualche migliaio di giorni dentro questo corpo, ma ancora non conosco la sua vera natura. Per questo essa vorrebbe fuggire. Ha trovato un varco; proprio da qui, dall’apice del petto, alla base del collo. La vedo; vorrebbe fuggire da quella che ormai è solo una semplice immagine della purezza che ero. Sono stato lanciato troppo forte da quella spinta al male, da perdere l’abitudine di guardare al cielo, al mio cielo e a quello di Dio. Vedo la mia mente agitarsi per coordinarsi in movimenti impossibili per un corpo ormai immobile.
E su quel carro vedo la mia sindone, mentre qui in terra sono inchiodato come emblema al dovere, dissociato dalla mia mente, nel profumo d’incenso che copre l’olezzo del luogo.
La mia anima sta per fuggire.
Ma da questa luogo fermo e triste, posso assaporare un volto, una espressione, questa volta sorridente: Khristos e la sua libertà, la sua aria; e quei chiodi, le porte verso l’infinito, ed i miei chiodi, le mie porte verso l’infinito.
Strane liti
Lente lacrime
bagnano questi fogli
in una melodia
che riempie il cuore
di tristi ricorrenti note
Ti ho persa per sempre
felicità vera ...
(in un momento di silenzio assoluto in un cimitero disperso tra le dolomiti di Brenta)
Lapidi
E il silenzio del marmo
mi ridona all'infinito
COMUNIONI D’INTERESSI
Pattumiere di verità
accolgono parole
perle e sterco
per bruciarle nel focolare vivente
di fantasie
e ricordi
(ovvero tradizioni)
Così il pane e il vino
(ovvero un sorriso col cibo celeste in grembo)
saziano l’animo
e il corpo
come steroidi anabolizzanti
riempiono muscoli
e crepano cuori
d’amore
d’atleti
Sprofondato nel vuoto pneumatico dell’essere scopro che la vita è un grave ispessimento dell’anima, è un periodo durante il quale ci sforziamo di ricordare il passato in attesa del futuro.
L’ispessimento è una constatazione: più è avanzato questo stato, più ci dimentichiamo dell’oggi, più cerchiamo di perseguire le due vie di fuga nell’affresco boccaccesco del reale: l’ispessimento produce incomunicabilità, non tanto con le altre anime ispessite, quanto col sovrannaturale, con quello che è stato definito il futuro escatologico a cui aspirare, se verso l’alto, dal quale fuggire, se verso il basso.
Questo ispessimento nasce nel ventre materno quando l’animo lentamente prende forma da una cellula che dividendosi raddoppia esponenzialmente la gabbia che sarà l’uomo. L’anima non muore, bensì si trasforma: nasce il semidivino. E tra toni sfumati di fluidi, ritmati dal caldo battito del cuore, l’ispessimento si va definendo sempre più. Il processo continua e si definisce entro breve tempo dalla nascita; allora l’essere vive sano, concedetemi l’espressione, sano, dico, per questa realtà; altrimenti ciò che si viene a creare è un essere diverso, deviato, appartenente alla realtà, eppure non adatto a vivere in essa. Per questi esseri la vita non è da vivere, bensì da ricercare. Ed è in questa ricerca che la vita stessa si consuma.
In questo vuoto m’accorgo d’aver perso i riferimenti. Non ho più contatti. Evidentemente, in me questo processo d’ispessimento dell’animo è avvenuto solo in parte. E questo è male perchè per me l’esposizione alla vita è come per un albino l’esposizione al sole: devastante.
Io sono uno di questi esseri, sfuggito alla legge del perpetuo ispessimento e trovatomi prematuramente fuori dal ventre divino, ad esso anelo da questa fredda seppur colorata realtà. Come poderosi erano quei colpi alle porte ormai chiuse del cielo, con poderose urla, con poetiche liriche, o sinfonie, o affreschi ricerco la mia identità capace di sopravvivere.
Ma non c’è molto da fare. Così, mi sono ritrovato a modellare palazzi e a costruire blog fino ad esaltare un’idea, un immenso palcoscenico dove quelli come me, poveri eroi, pazzi guerrieri, stolti creduloni, fini poeti, possono muoversi, riconoscendosi.
Con gli psichiatri a rincorrerci per comprendere l'incomprensibile.
Dopo aver capito quanto sia necessario saper ascoltare per fare le cose più giuste
Dopo aver capito che le preghiere spesso sono il travestimento dei propri desideri
In morte d’un uomo
Grazie
dall’agonia informe
sussurrato
Volo di farfalla alle mie orecchie
e pesantissimo fardello nell'animo
Dono sincero
domanda senza risposta
Grido d’aiuto
Muoio
non lasciarmi solo...
Ma scelsi la paura
e corsi
fortissimamente
verso il rimorso
Momenti infiniti
Bizzarrie d'un tratto
e mi trovo a vivere
l'eterno
E nel punto d'incontro coll'essere
il tempo si ferma
E non m'avvedo di sguardi
né di rintocchi
ma contemplo Dio
Racconto quarto
Alcuni di noi nascono incapaci di difendersi dalla vita. Ogni sensazione é unguento che pervade l'animo che spesso esplode nelle stanze segrete dell'inconscio in mille schegge di pazzia. Ma la vera pazzia è cercare di ricomporre l'animo, disperso nei pensieri di coloro che ci hanno vissuto.
Alcuni di noi nascono con quel gene ma non tutti sono capaci di impazzire. Alcuni tornano sovente da quel luogo fermo di immagini e di limiti, senza più confronti da fare.
No, non é la pazzia il vero dramma, bensì l'altalenante vivere: tornare e ricominciare e, purtroppo, sapere!
Io sono uno di loro, inspiegabilmente risvegliato.
LIBERTA’ SOLE
Ed io torno nulla
dall’esaltazione d’orgogli ribelli
grucce di legno
di sentimenti puri
Torno sangue
d’un giorno ormai finito
torno sguardo
d’occhi racchiusi in tramonti scontati
di gente nomade
Ed il mio tempo si ferma
per lasciar scorrere
il silenzio di Dio
C'è un blog dove spesso trovo sussurri così profondi che mi lasciano incantato: delle correlazioni imoprtanti che voglio riportare anche qui. Il blog è di Blue. Anche oggi sono rimasto "vittima" di questa sensazione così piacevole e voglio postarla:
Osservo spesso i bambini giocare: i loro giochi semplici m'incantano.
Li osservo spesso sognare e le loro vocine impastate di sogno parlano di un mondo in cui far posto agli altri. Li osservo i bambini, perchè mi ricordano che una parte profonda del mio cuore non avrà mai colpe.
Poi torno nel mondo dei grandi e faccio fatica a leggere in ognuno di loro quella parte profonda che non avrà mai colpe. Ma nonostante tutto, a volte lo trovo quel punto di contatto e diventiamo bambini, anche se per poco tempo. Ma mi basta: ed è allora che ho incanti quanti mai ne ebbero le fate.