"Una vita passata a stupirci". Così potrebbe titolarsi il gioco della mia vita passata al bar con dei cari amici, gli stessi con i quali ora vivo nei ricordi. È nato per gioco una domenica come le altre, passata al solito bar di via Ferrari quando ci accorgemmo, vi ricordate care memorie che affollate la mia mente?, di come da quel giorno, i giorni uguali presero a scorrere improvvisamente sopra le righe di un testo scritto per tutti uguale? Che bello fu accorgersi di tutte le cose che accadono in una giornata uguale e che per quell’accorgersi diventa artisticamente colorata.
Dopo anni lo fece. Si alzò da quella sedia che lo accoglieva da anni, lì seduto a quel tavolino di marmo, usurato da gomiti di giacche frementi per scrivere e per gesticolare i suoi pensieri. Guardò tutti coloro che da sempre lo ascoltavano raccontare storie con quel suo modo folle e lo osservavano, soprattutto, gesticolare quelle follie; uno per uno li guardò con quegli occhi in fondo ai quali brillavano due lanterne che avevano illuminato il mondo nascosto che lui conosceva e che raccontava, vero più della realtà in cui vedeva perdesi migliaia di persone che passavano da quel sudicio bar del porto. Si faceva chiamare Grog perché il suo vero nome non gli piaceva. Suonava come un soffio incomprensibile, sibilante fra lo sguardo interdetto dell'interlocutore di turno. Quando si alzò in piedi, sporco e peloso, capelli lunghi, mani ossute e vissute, guardò tutti, uno per uno, ed emise un enorme rutto, il punto a tutto quello che aveva detto senza essere mai stato compreso completamente.
... quindi, è tutto perfettamente inutile se non si fa con allegria!
E se non hai capito, vai a scuola di strada, e studia la vita.
Fu così che cominciò: la osservai attentamente e la conobbi vivendola. E mi accorsi che nella vita tutto é bello. Enucleare, analizzare a fondo, parlare, uscire, organizzare, ridere e piangere. Anche partecipare é bello! Ma fuori dagli schemi, senza obblighi d'immagine da rispettare.
Lasciali al guardaroba, quelli, perché qui dentro, sui marciapiedi della vita, non possono mica entrare! Qui si morde la bistecca con forchetta e coltello e non si scherza quando si parla di vini D.O.C. Perché la vita non é mica uno scherzo. Essa uccide chi non ci scherza su! Ed io non credo che valga la pena morire per un brivido di vita. Quelli che muoiono per quel brivido sono i bocciati, sono quelli che non hanno capito che non serve fare sul serio per essere dentro! Quelli sono i coatti dell'essere ripetente e la loro morte é la loro stessa bocciatura deliberata della vita.
Ma la vita non boccia mai chi partecipa, chi rischia ciò che è per essere libero.
A volte mi sembra di passeggiare tra persone morte. Lo sento, dall'odore delle loro parole. Lo vedo dal buio dei loro occhi. E mi appaiono come cumuli di terra in un camposanto, con sopra conficcate croci basse. Ed in quei corpi, a volte, vedo il ricordo della bella gente che conoscevo, del profumo dei loro pensieri, spesso inebrianti come le fragranze d'oriente. Persone ormai scomparse! E il loro ricordo mi morde dentro come un cane rabbioso le viscere fino all'assurda sofferenza, a quel lacrimare lento che tracima tra le pieghe del volto, sulla mia vita. A volte mi sembra di poterle svegliare, quelle persone, ferme in piedi. Ma poi m’accorgo che la loro anima è volata in cielo, avendo essa trovato la via d'uscita prima della morte.
Urlo: “Chi è stato ad aprire la loro porta dell'eterno?”
Ma non riesco a svegliarli, quei corpi, e nel tentativo perdo il respiro. È allora che vedo qualcuno che lentamente s'incammina da quella parte.
Cosa c'é da quella parte … Perché tutti andate da quella parte?
C’è chi ringrazia con garbo prima di andare da quella parte.
A volte mi sembra che questi miei pensieri siano la mia anima che ha abbandonato il corpo chissà dove. E se questo è vero voglio sapere. profondamente lo voglio:
chi é stato ad aprire la porta della mia eternità!
E’ sicuramente da lì che mi sono perso. Perché allora nessuno riesce a sentire le mie urla? Si, deve essere proprio da lì che sono uscito. Ed ora vorrei ritrovarmi! Chi sa dove mi trovo ora? È possibile che questa energia che ora sono non può essere vista né udita?
Nessuno può vederla se non si ritrova il corpo.
Forse é per questo che lentamente mi sto perdendo negli altri corpi, che all'improvviso vanno da quella parte.
A volte penso che da quella parte ci sia Dio. A volte penso di essere Dio. Ma perché tutto questo?
Perché hanno liberato la mia anima in questo camposanto della realtà, in questa trama della tristezza, in questo ossario senza ossa, in questo vento senza alberi? Per essere un monumento all'assurdo in questa strana dimensione?
Ridatemi il mio corpo, per carità! Voglio tornare ad essere morto, morto come tutti gli altri!