Oltre i muri del cielo
S'accartoccia in una strada
buia i seme
d'un danzatore urlante
oltre la perduta allegria
Ma non fui io
ad aprire i suoi occhi
privi di terra
e di cielo
Dopo la morte, i fischi, la mancanza di rispetto.
Per me la morte, continua ad essere distacco che deve essere metabolizzato dall’anima. Per me, essa ancora non rappresenta la vittoria della forza, la vittoria della mia ragione sulla tua. E quando la morte non colpisce la mia casa, rappresenta un evento degno di rispetto, per chi non c’è più e per i familiari che lo rimpiangono. Il rispetto ha tante manifestazioni: una di queste è certamente il silenzio per condividere il dolore, per ricordare un gesto che non deve più essere ripetuto.
Ho trovato questa storia. Ve la voglio far leggere per non perdere la capacità di accettare gli altri, senza dimenticare noi stessi.
Un'anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all'estremità di un palo che lei portava sulle spalle.
Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l'altro era perfetto, ed era sempre pieno d'acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto.
Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d'acqua.
Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati.
Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.
Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento.
Un giorno parlò alla donna lungo il cammino: "Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l'acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa".
La vecchia sorrise: "Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell'altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi. Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la
tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa".
Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma sono la crepa e il difetto che ognuno ha a far sì che la nostra
convivenza sia interessante e gratificante.
Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c'è di buono in lui.
Disegno astratto
Scorre lenta la vita
nei lievi rigagnoli
dove il tempo dipinge l'attesa
Poi il profumo d'un ricordo
risuona dalle tue labbra
come dolce sapore d'anima
E nel disegno astratto
traccia fantastica d'un attimo
rivivo il sogno d'una vita
L'abisso.
L'accogliente abisso, silenzioso e beffardo come nessun altro luogo, livella tutti i naufraghi cercatori di verità lontane. L’abisso è la fine del viaggio, la fermezza dell'essere; probabilmente la risposta che non mi aspettavo. E' l'infinito di Dio. E' la forza ultima che curva l'animo indomito, é lo specchio rivelatore dei limiti posti dalla necessità di ricercare, di conoscere. Ma conoscere cosa? Se sono stato io a porre il limite, perché é così doloroso accettarlo? E se invece fosse stato Dio a porlo quel limite? Mangiare o non mangiare il frutto proibito?
Nell'abisso ci vivevo. Dopo ho cercato e trovato la superficie. Ho lasciato la silenziosa certezza del linguaggio senza incomprensioni, la totale comunione dell'animo nato dalle mani di Dio stesso, per cercare l'individualità, la possibilità di vivere diversamente da tutti gli altri. Per avere la possibilità di vivere in superficie, soffrendo il mal di mare, vivendo nella precarietà dell'onda lunga; nella recondita speranza di trovarla, l'onda perfetta della sfida ultima. Forse é proprio questo il senso della vita: trovare la causa della nostalgia di quella scelta che ci permise di lasciare l'Uno per diventare tanti. Ricercare per capire. Vivere per trovare il sublime momento del divenire supremo: il naufragio. La mia vita non é stato altro che il continuo ricercare il dissolvimento. Il rischio é cadere senza avere la possibilità di tornare sulla zattera che ci tiene a galla. E' cadere e vederla allontanarsi, quella zattera, senza avere nessuno a cui gridare aiuto. E' cadere e vedere il vicino che non ti porge la mano perché vuole osservare quello che ha cercato fino a quel momento. Il rischio é tornare nell'abisso dove tutto é uguale e non essere pronti a tornare uguali.
Ma il momento in cui si giunge ad essere pronti a tornare, esiste.
Io ho lasciato la zattera. Una notte sono scivolato via e subito ho visto un orizzonte più lontano, meno frastagliato dalle onde. Ho capito e ho vinto la paura. Ho sognato di farlo e ho trovato il coraggio.
Ora, nel sogno, vivo dove tutto è accessibile senza esibizioni, solo perché si partecipa. L'accogliente abisso, silenzioso e beffardo come nessun altro luogo, livella tutti i naufraghi cercatori di verità lontane. L’abisso è la fine del viaggio, la fermezza dell'essere; probabilmente la risposta che non mi aspettavo. L’abisso è l'infinito di Dio.
Statica nostalgia d'amore
Cerco i nostri sguardi
solcare bianche distese di neve
volando veloci
attimi prima
brillavano d'una luce primitiva
Il mio cuore ieri
avrebbe voluto baciarti
Davanti a fatti come quello accaduto a Catania ogni parola di commento perde di significato. La cronaca se è oscura nella sequenza dei gesti, è chiarissima in ciò che ha espresso: puro delirio.
Nel corso del tempo ci sono sempre avvicendati episodi di follia singola o di gruppo; ma quelli erano gesti isolati, era l’eccezione. Oggi questa è diventata la regola. Prima, anche negli ambienti più duri, c’erano delle regole, infrante le quali si poteva incorrere in determinati atti di ritorsione. Oggi non esistono più regole. Con questo non voglio dire che il comportamento malavitoso è giustificato: non c’è dubbio che le regole imposte da corporazioni malavitose sono fuori legge. Voglio solo sottolineare che oggi non esistono neanche le regole malavitose. Basta fare chiasso nel condominio per rischiare di essere uccisi.
Stranezze d'un ricordo
L'esile vocabolo
scritto
sul libro vecchio del mondo
racconta la mia fragilità
Ma il cielo non s'avvede
della solitudine
Drammi
Fra il bene e il male
la vita scorre vorticosa
Ai miei occhi
la luce della verità si spegne
Conosco il bene d'ognuno
ma anelo il male
in un bacio senza senso
fino ad essere di tutti