Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Frase scorrevole
Ogni volta che odiamo qualcosa dobbiamo ricercarla dentro di noi e rimuoverla da lì. Solo allora saremo capaci di non odiarla più
Contatore
*loading* visite
Credits
Template e grafica by
IN ARIA...

Immagine by
¤ kyrsun.net ¤

Distribuito su
IN ARIA... | NST | GRAFICA DI STILE
lunedì, 30 luglio 2007
Incongruenze
Lontani
eppure con lo stesso sussurro di voce
ti lasciavo libera di amarmi
Ma i nostri corpi
non furono capaci d’unirsi
tra i flutti d’angoscia
del mio petto
 
E tra i banali fogli d’ogni giorno
       ch’eppure anch’essi sono vita
       che scandiscono con tempi d’ordine
       lontani da quel sentimento antico
sento lo svanire d’incubi
riscaldarmi il sesso
che tengo stretto
tra l’esile mio ventre
e il legno ella scrivania
Scritto da: 400asa alle ore 10:43 | link | commenti | categoria: poesie damore
venerdì, 27 luglio 2007
Ricordi

Questa mio pensiero nasce dalla convinzione che condividere sia il primo passo verso la rinascita.

Da bambino mi prendeva così. Improvvisamente, l’animo si infiammava in un incomprensibile senso di gioia e di libertà infinita. In quei momenti sarei stato capace di volare alto nel cielo, se solo avessi avuto l’idea di saltare con le braccia aperte. Ero libero da ogni pregiudizio, all’ora, e ciò che vivevo giungeva diretto all’animo senza alcuna interferenza; e ciò che dicevo o facevo proveniva da quella piccola verità che avevo dentro. Così facilmente accadeva; che all’improvviso il corpo cominciava a vibrare, quasi, e ciò che potevo fare era correre da mia madre ed abbracciarla fino a toglierle il fiato e baciarla con tanto affetto da farle trasalire la domanda “ma cosa ti ha preso, figlio mio!”, con quel sorriso che non posso più dimenticare.

Ma cos’era e da dove proveniva quell’incontenibile forza?

Ancora oggi, quando il pensiero torna a sgranare il rosario dei ricordi, la mia anima si sofferma su quella domanda, quasi fosse un mistero da contemplare: “ma cosa ti ha preso, figlio mio!”.

Oggi, da questo luogo dove soggiorna la mia anima, posso dire che quella era la gioia di Dio che giungeva diretta all’animo di me bambino. Senza capire cosa fosse, esprimevo quella forza attraverso una azione univoca: un abbraccio e un bacio dato da un figlio ad una madre.

Solo ora, da questo luogo capisco ciò che intendeva Gesù quando diceva “se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno”. Solo ora capisco, perché ho provato e sperimentato, ciò che si intende col termine “resurrezione dei morti”: il corpo non è peccato, non è tunica che avvolge l’animo puro e prigioniero. Corpo e anima sono una cosa sola, e per questo nello, spirito e nel corpo provavo quella gioia.

 

Ma da questo luogo ho capito che nella luce non si può pretendere di vedere ciò che sta nel buio. Ma dal buio si può vedere ciò che sta nella luce.

 

Da adulto mi prendeva così. Improvvisamente, mi pareva di morire.

Sole su pelle ustionata era la sensazione che provavo in quei momenti. Arrivava all’improvviso e con l’orrendo conoscere il buio, infinito anch’esso, come la luce gioiosa di me bambino. Vedevo il mio volto senza più gioia. Vedevo il mio sguardo incapace di scrutare l’orizzonte della verità. Le mie parole erano vuote, capaci solo di incantare platee dove produrre scalpore.

Ora mi accorgo che tutto ciò che ho comunicato era privo di quella forza di vita che dà alle parole la capacità di stravolgere il pensiero. Capitemi, non erano false quelle parole, ma non erano piene di me.

Se da bambino ogni azione che compivo era vera, da adulto, quelle mie azioni erano offuscate, nei contorni, da quel buio che mi attanagliava. Sono convinto che non è corretto dire che ciò che facevo non fosse vero: forse era forzatamente vero, un riflesso, dal mio buio, di quella luce. Ma non era quella luce.

Da questo luogo mi capita spesso di osservare le persone che ascoltano qualcuno parlare. Non sempre esse sono attente a ciò che viene loro detto. Se è vero che spesso questo è l’atteggiamento di gente incapace di fare silenzio dentro di se, o di bloccare pensieri e impegni giornalieri, è altrettanto vero che spesso le parole di chi parla sono prive di forza di vita. Esse sono solo echi del sapere, del conoscere, dello sperimentare e non essendo bagnate di vita, risultano vuote, prive di forza, troppo distanti.

Credo che ciò che ho vissuto non sia stata la mia vita, ma il suo romanzo!

Da questo luogo, ho scoperto il valore delle parole e degli atteggiamenti, cioè della comunicazione.

Ed ho scoperto il devastante potere delle aspettative cioè dell’attesa non rapportata alla realtà, di un evento ben preciso, nei confronti della vita. Il loro potere imploso è fonte di depressione e questa è l’unica croce che impedisce all’aiuto degli altri di arrivare all’animo. E pensare di avere delle aspettative nei confronti di Dio è uno stato d’animo che genera la presunzione di verità, presupposto dell’intolleranza.

Da questo luogo, a volte buio, ora riesco a vedere tante cose.

Scritto da: 400asa alle ore 13:13 | link | commenti (1) | categoria: i racconti di grog
giovedì, 26 luglio 2007
Su Paolo Borsellino

"E' ora di smetterla di piangere per Paolo, con le commemorazioni fatte spesso da chi ha contribuito a farlo morire."

"L'alternativa è cadere in mano a quelli che forse con gli assassin di Paolo hanno stretto un patto per prendere il potere. Ricordino tutti i politici, che guidare l'Italia non è gestire un tesoretto e dimenticare che i problemi sono nel nostro stesso paese."

Sono parole di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso 15 anni fa, pubblicate su "Metro"del 25 luglio. Mi sembra importante non farle scivolare nel già detto perchè la memoria serva a migliarare la vita e non ad intasare giornali o blog.

Scritto da: 400asa alle ore 09:15 | link | commenti | categoria: pensieri
mercoledì, 25 luglio 2007
Gli altri (V parte di 5)
L’uomo deve rimanere capace di pensare per ricercare la verità; non è possibile recitare la parte di un altro diverso da se stesso e pretendere di raccontare la verità. La vita diverrebbe una storia, allora, con degli attori e con uomini che non sanno pensare, cioè dei semplici spettatori.
Ma mentre nell’ambito teatrale lo spettatore della storia elabora, vive vite diverse, sogna e cresce per vivere meglio, quello della vita vive pensando di vivere.
Anche nella vita, quindi, o sei attore o sei spettatore. I ruoli possono essere più o meno dinamici, ma sono questi. Fino a che non arriva qualcuno che dice: c’è l’uomo e c’è la scena; tutti dobbiamo (perché possiamo) fare qualcosa.
Nel rinascimento veniva raffigurato lo sguardo incantato della madonna che attende l’annuncio. Ma questo non è l’atteggiamento da sottolineare: la madonna è portatrice di una verità sconvolgente. Quel qualcuno che ad un certo punto arriva e ci sveglia, ci dice proprio questo: ognuno di noi è portatore di storia, di memoria, di vita. Quel qualcuno che stravolge ruoli e scene è il portavoce di Dio.
È colui capace di declamare l’annuncio nascosto dentro ognuno di noi. È colui in grado di dire: la realtà non prevede sguardi incantati in attesa, ma uomini in grado di vivere – e non recitare - la vita.
Solo così l’evento si diversifica divenendo memoria sublime e non effimero intrattenimento.
Scritto da: 400asa alle ore 07:40 | link | commenti (2) | categoria: i racconti di grog
martedì, 24 luglio 2007
Gli altri (IV parte di 5)
Mi ricordo - stavo ancora nel mondo - di un giorno che stavo in cerca di un regalo da fare. Stavo cercando di cogliere la sfumatura di colore tra due tipi di rossetto ma con la luce al neon del negozio non riuscivo a coglierla e l’unica differenza era data dal numero di codice. Uscito alla luce del sole la differenza seppur minima era facilmente intuibile.
Facendo un traslato, posso dire che alla luce ricreata si corre il rischio di confondere la verità con sfumature di essa che solo accanto ad essa hanno senso ma prese in assoluto generano falsi assiomi. Si vive nella confusione delle verità riprodotte con le sfumature della luce originaria.
Chissà se esiste la verità assoluta?
Magari ne esiste una assoluta per il bene e una assoluta per il male. Sicuramente ci sono tante piccole verità che gli uomini si creano per vivere con gli altri.
Ma non bisogna perdere di vista la verità (o le verità) più grande e soprattutto non confondere le verità riprodotte con le verità che sono sfumature di quella originaria. Le scelte di vita determinano ciò che siamo e ciò che diventiamo: se queste sono sempre più lontano dalla verità, noi ci perdiamo.
Scritto da: 400asa alle ore 08:22 | link | commenti | categoria: i racconti di grog
lunedì, 23 luglio 2007
Gli altri (III parte di 5)
La realtà del mondo ha bisogno di esseri che credano di poter pensare liberamente, che credano di poter aspirare al miglior guadagno, che credano nella libertà dei diritti e nella giusta giustizia. Che credano, insomma, che ci possa essere una guerra giusta e che l’uomo abbia una dignità tale da giustificare gli esperimenti sui cloni per la creazione di “uomini pezzi di ricambio”.
Ma la società siamo noi, si potrebbe obiettare. Ma no che non siamo noi questa società creata dalla pubblicità e dagli slogan.
La società è quella della memoria, della corretta comunicazione e del reciproco soccorso tesa verso un bene comune capace di creare la storia.
Ma non conviene più a nessuno tirare in ballo questi concetti. La logica di chi governa il mondo ha organizzato siffatta società. Chi è governato crede di essere libero di poterci vivere. E questa è la quadratura del cerchio.
Ma cosa possiamo fare? Ormai non c’è più tempo! spesso sento gridare da chi si sveglia come intontito da un incubo.
La realtà non ci ha tolto il tempo. Non può averlo fatto perché il tempo siamo noi. Il tempo che passa è una semplice convenzione inventata da coloro che divorano il presente. Ecco perché l’evento, anch’esso degli uomini, non può essere semplice intrattenimento ma, deve sortire ricordi indelebili. Perché la tigre assenza e il leone vuoto se possono divorare il pensiero di ciò che era e se possono togliere speranza al pensiero di ciò che potrebbe essere, nulla possono contro il ricordo, la memoria di sublimi sensazioni.
Ogni evento deve creare memoria. Qui nell’etere ogni evento lascia traccia di se, lascia un’impronta nella memoria.
Qui ho ritrovato come in un’immensa biblioteca della vita, il gusto della ricerca di ciò che è l’uomo. Ho riassaporato l’esperienza del confronto, del lavoro di gruppo, del dire, del mostrare. Qui posso pensare perché il pensiero crea memoria e verità.
Ma dov’è la verità?
Scritto da: 400asa alle ore 08:28 | link | commenti | categoria: i racconti di grog
venerdì, 20 luglio 2007
Gli atri (II parte di 5)
Oggi ho impedito alla confusione di invadere i miei pensieri.
E mi sono ritrovato – qui è possibile - davanti all’infinito di un paesaggio meraviglioso, solo con i miei pensieri e quelli del silenzio del mondo.
Vorrei potervi scrivere una lettera. Vorrei avere tempo per parlare con persone che stanno a sentire; che sappiano parlare di cose diverse dai problemi giornalieri che non finiscono mai, che assillano perché non hanno soluzione. Vorrei poter parlare con persone capaci di non far confusione tra problemi e vita che viene trasformata in problemi dalllo status di costretti a vivere.
Cosa rimane oggi all’uomo?
La realtà ha spazzato via ogni nostra identità; ci ha resi alla logica della prestazione a tutti i costi, alla logica consumistica che impone il nuovo piuttosto che l’aggiustare il vecchio creando l’antico.
Ci ha tolto il tempo per vivere in comunità, per lo scambio di idee, per tentare di creare il sogno. Ha reso vuoto chiacchiericcio le riunioni tra amici perché esse si consumano nel tempo di una sigaretta in luoghi fumosi e chiassosi dove ognuno poi rimane nel proprio da solo, nella spasmodica ricerca di ciò che era, di ciò che ha perso.
Rimane la televisione, creatrice di profondissimi vuoti. Essa è l’ode all’intrattenimento fine a se stesso che si consuma nel momento stesso in cui va in onda.
Cosa rimane dopo uno spettacolo d’intrattenimento? Non si parla durante, non si parla dopo. Solo sguardi increduli, ma pronti ad incollarsi al video il giorno dopo alla stessa ora.
Anche questo evento monologo è a rischio intrattenimento.
Allora mi chiedo:
perché la volontà dell’uomo tende a dirigere l’evento verso il semplice intrattenimento anziché verso il sublime?
Scritto da: 400asa alle ore 07:35 | link | commenti | categoria: i racconti di grog
giovedì, 19 luglio 2007
Gli altri (I parte di 5)
In questo luogo di pura energia mi sono risvegliato alla problematica della vita. Così, mi viene in mente una domanda provocatoria fatta in un’aula lontana nel tempo:
un albero che cade nella foresta amazzonica provoca rumore?
Ma che ne so, pensai sul momento. Ora, riflettendoci bene, mi rendo conto che la domanda è profonda e provocatoria.
Quell’albero che cade così lontano da me oggettivamente provoca rumore ma io non lo avverto. Quindi posso mettere in dubbio il fatto che sia caduto; e, se nessuno me lo chiede, non mi pongo il problema. Eppure l’albero è caduto.
Il bimbo è morto. La guerra è scoppiata. La mina antiuomo è esplosa e ha ucciso qualcuno mentre lavorava la propria terra.
Ma chi mi dice tutto questo se non ci si incontra al di là dell’intrattenimento? E al di là dell’incontro, se non si fa qualcosa per gli altri, se non si pensa a qualcosa che sta un po’ più in là del nostro naso?
Scritto da: 400asa alle ore 08:55 | link | commenti | categoria: i racconti di grog
mercoledì, 18 luglio 2007
Le due sorelle
Da questa mia postazione, vedo persone che potrebbero ma non fanno.
Persone indolenti?
Da questa mia postazione posso vedere anche il colore delle forze energetiche e non tutte si vestono del colore dell’aria. Tra esse ci sono due sorelle che vanno e vengono senza preavviso.
Non è facile conviverci.
Per gli altri non è facile comprenderle.
Depressione e ansia sono due sorelle molto possessive,
sicché quando invadono la casa, la devastano;
quando sono via, aspetti il loro ritorno con terrore.
Mentre la testa evapora.
La libertà è partecipazione. Ed esse incatenano. Quindi non si può sempre partecipare, se hai sorelle del genere. E non si può partecipare a tratti se non si spiegano i motivi. Ed esse impediscono la spiegazione. Esse spezzettano il tempo lasciando marcire desideri e necessità nelle pieghe di una vita da “dietro le quinte”.
Difficile spiegare come scivoli via il tempo aspettando un “vai, tocca a te!” che nessuno potrà mai dire. Difficile spiegarlo; ma è già tanto poterlo dire qui, ora.
Per questo mi aggrappo a questo mio nuovo esistere con le esigue forze che ancora si vestono dei colori dell’aria.
Scritto da: 400asa alle ore 08:37 | link | commenti (2) | categoria: i racconti di grog
lunedì, 16 luglio 2007
Il silenzio
Da questo luogo ad alto tasso di energia, vedo meglio ciò che sta oltre le cose. Così, m’accorgo che l'anzianità, lungi dall’essere una sentenza é una naturale evoluzione della vita che stravolge ogni umano convincimento.
Ad un certo punto dell'esistenza, si nasce ad un mondo diverso.  Spogliati di tutte le difese alzate in anni di battaglie grazie ad una società che fa sbranare i nostri IO dopo aver dato loro la possibilità di autodefinirsi nell’illusione di potersi saziare dell’incommensurabile sete di finitezza, con chissà quali altisonanti fini di gloria, ad un certo punto, dicevo, ci si può comportare con più naturalezza in ogni tipo di rapporto.
Forse sono proprio sincerità e serenità che sconvolgono gli equilibri delle sovrastrutture. E siccome occorrono proprio sincerità e serenità per capire gli anziani - che come i bambini non sanno più trattenere né bisogni fisiologici né quelli escatologici - per questo essi danno fastidio.
Gli anziani sono il paradosso, il punto fermo nell'incessante divenire; nel caotico presente, sono la memoria storica di Dio. Essi sono la storia sfrondata da tutto ciò che il quotidiano rappresenta. Sono la coscienza del mondo pulito, la voce della sincerità, lo sguardo oltre il reale.
Quello che mi piace credere è che loro ci indicano la strada da seguire in alternativa a tutto ciò che il mondo ci impone di pensare. È la strada della scoperta della semplicità che deve essere percorsa per poter colloquiare serenamente in un rapporto ultraverbale che non ha bisogno né di gesti né di parole; perché quei gesti e quelle parole sono il superfluo bisogno di dimostrare.
Ciò che l’uomo era, è stato fagocitato dalle prestazioni richieste da società-tigri e da religioni-dogmi ed ora quello stesso uomo non è più capace di ascoltare quei silenzi che definiscono la vera parola.
Gli anziani, quelli che “non ci stanno più con la testa”, spesso fanno dei gesti apparentemente senza senso: tentano di afferrare qualcosa che non esiste o parlano a bambini che non vediamo.
Forse quel vuoto non é poi così vuoto!
Forse non é demenza senile il gesto che compiono!
Ora che vivo in forma di energia, vedo meglio ciò che sta oltre le cose: l'animo bambino che chissà dove il "vecchio" vede correre, "adesso basta che così sudi; ma non vuoi fare la ninna?", è un incessante proseguire ciò che quel "vecchio" ha fatto per una vita intera: donare amore.
Questo é ciò che sconvolge il raziocinio più adatto a difendere l’omologazione conquistata anziché a comprendere la diversità.
Mi piace pensare che la strada giusta sia indicata proprio dalle persone anziane, dimenticate per quelle stranezze che fanno ora; dimenticate per quello che non possono più fare.

Credo che non ci potrà mai essere comprensione tra le comunità se non si tornerà ad ascoltare quel silenzio che definisce le parole vere.

Non c'é comprensione senza silenzio. Non c'é silenzio con la presenza delle nostre ragioni.

Scritto da: 400asa alle ore 08:31 | link | commenti (2) | categoria: i racconti di grog