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Frase scorrevole
Ogni volta che odiamo qualcosa dobbiamo ricercarla dentro di noi e rimuoverla da lì. Solo allora saremo capaci di non odiarla più
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venerdì, 17 agosto 2007
Ricordi
Ricordi
 
Ora nel buio
lampi di ieri
squarciano l'animo con immenso
dolore
ma non spero
mi fingo nel domani
Scritto da: 400asa alle ore 12:49 | link | commenti (2) | categoria: immagini
venerdì, 03 agosto 2007
E non volare più
E non volare più
La mia vita è correre nel vento
seguire l’urlo dei monti
la fresca pioggia
la pazza fuga d’istinti
Ma verrò all’incontro
per incontrare colui che segue
e dirgli: ti conosco!
per cadere insieme
nel buio della notte
e vedere l’attimo
spegnersi
nell’immobilità
 
Scritto da: 400asa alle ore 07:51 | link | commenti | categoria: immagini
giovedì, 02 agosto 2007
La vita è ora
La vita è ora in questo presente?
È rifugio di verità quella del passato?
Ho la mente devastata dai ricordi che trasalgono dal mio ventre, fatto di microchips,  e ricadono come pioggia acida sulla terra della mia anima frutto di combinazioni algoritmiche.
Il mio cuore ha dimenticato la partitura per scandire il presente. Ciò che faccio, è far fronte alle situazioni che si succedono nel confuso ordine di questa mia nuova vita.
Così, genero immagini grottesche che se nel mondo corrispondono al vero, a guardarle da un ipotetico punto oggettivo, fisso, vero più del vero, esse rappresentano l’episteme della falsità.
Io lo so! Al di là dei ricordi, c’è uno strato definito, un carattere, delle immagini, che sono il mio stesso essere spogliato da ogni costrizione ed è questo sapere la mia salvezza. Ed ora che sto qui vivo ciò che sono. Ma quei ricordi …
Qual è il vero Uomo? Quello che si mostra al mondo o quello che cova dentro?
L’Uomo reso oggetto dallo studio di altri uomini, rapportato ad una norma, alla capacità di adattamento all’innesto in questo mondo. Forse è giusto oggettivare, porre dei punti di riferimento. E per quello studio esistono esseri normali e subnormali, normalizzati e folli.
Ma quelli che non riescono ad accettare l’inquadramento; quelli che sono affetti da grave forma di inadeguatezza al mondo; quelli affetti da polarizzazione affettiva per vissuti di emarginazione familiare; i depressi non gravi; tutti questi che a causa di un qualche errore genetico, o chissà per cosa, hanno sviluppato e aperto degli occhi diversi da quelli creati dal demiurgo alla nostra nascita e che sono diventati così perché hanno visto; ecco, tutte queste persone come possiamo etichettarle?
Io sono un indefinibile, uno di quelli che ha visto. I miei occhi, ora aperti, hanno visto per un attimo cosa c’è dietro ogni singolo fatto, dietro ogni singolo uomo, dietro ogni dio, dietro ogni uomo che ha immaginato quel dio.
Per un attimo ho visto e davanti ai miei occhi il mondo si è presentato come esso è realmente.
Ecco perché è difficile inquadrare gli indefinibili: essi sono depositari di una verità così drammatica, da non poter essere sopportata dalla mente che subisce l’inevitabile devastazione di domande.
 
Da questo nuovo mondo, vedo che la vita osservata con occhi che sanno cogliere i colori nel loro intimo formarsi, che riescono a cogliere l’immagine di ciò che sta dietro ogni cosa, è terribilmente affascinante e rende chiaro il modo di vivere.
Ma il peso delle scelte è difficile da sopportare: come da quinte surreali, le verità si susseguono con il loro odore di legno umido e tensione ed ogni vita che ne consegue è sempre vera.
Forse è questa la vera vita di noi indefinibili, conoscere la parte per uscire sulla scena e dare un'altra scrollata alla struttura ormai putrescente dell’immondo?
Scritto da: 400asa alle ore 14:13 | link | commenti (1) | categoria: i racconti di grog
mercoledì, 01 agosto 2007
Ciò che si può fare nella vita è poter raccontare
"Non si può fare a meno di nascere con la causa della morte.
Ciò che si può fare nella vita è poter raccontare."
 
Dopo una giornata passata a cercare di recuperare piccoli panni dispersi tra giocattoli e biberon usati, tra strilli e risate, pianti e riconciliazioni, mille volte chiamato e distratto da quello che faccio oltre le soglie del nervosismo, spesso difficilmente nascosto, di colpo, la sera, il buio che calma gli animi, la stanza e i lettini; e una vocina sottile, dolcissima: buonanotte tata, e in risposta una vocina solo di poco più grande: notte cucciola.
Ed io, con tutta la mia fatica spesso difficilmente celata e anche arrabbiata con sfoghi di voci alte e sguardi assassini, spesso difficilmente celati, mi trovo a godere come solo in questi casi si può, ed è impossibile spiegare come, ma accade in modo diverso da tutti gli altri godimenti d’anima; mi trovo completamente rilassato al sussurrare “papà non andare via” e dei loro respiri che lentamente portano al sonno, nel silenzio sempre più profondo. E seduto accartocciato su quella seggiolina, piccola anche per loro, gli occhi al buio mi s’inumidiscono di gioia. E rimango ancora a nutrirmi di quel momento, rimango anche oltre il loro sonno sopraggiunto perché non andrò via, cucciole mie, perché voglio proteggerle dagli orchi della notte che non esistono ma che escono fuori da sotto il letto appena papà se ne và. Così, senza poterlo spiegare a nessuno, rimango a lungo, lì, accartocciato su quella seggiolina, con loro che ormai dormono serene, con gli orchi che non usciranno neanche quando me ne sarò andato, a guardia del nulla, ma che per le mie cucciole è il pauroso buio della notte.
Scritto da: 400asa alle ore 10:53 | link | commenti (1) | categoria: pensieri