LA CARITA'
Grida mute d'un gesto
si spengono nello sguardo distratto
d'una incosciente freschezza
che cammina distratta
E su quella mano
il bisogno d’amore
sfuma disperato
Acidi
Immobile
la clessidra
snocciola ore rubate al tempo
Petali di rose volano al vento freddo
gocce di rugiada evaporano lente
Le mie parole sfuggono
ad inchiostri sempre diversi
Unici cuori sinceri
bianchi fogli di carta
in attesa
Si è rotto qualcosa dentro di me.
L’amore che strappa i capelli e perduto ormai
Tutto di ciò di cui si può scrivere è già stato scritto, ma di quello scritto nessuno tiene conto e le conseguenze sono tragiche. Scrittori visionari, veggenti, bislacchi, allarmisti. Mai che si sia detto di loro: hanno scritto un romanzo denuncia, teniamone conto. Solo dopo la tragedia ci sono stati commenti del tipo: se nei fosse tenuto conto, avremmo potuto evitare di … ma come potevamo immaginare …
Non resta che qualche svogliata carezza
Si è rotto qualcosa dentro di me e questa volta non basta un po’ di testosterone per riallacciare la colonna vertebrale e ricollegare la mia terra col cielo
Tutto è vano, senza forza
Tutto scivola su di me senza lasciare traccia se non quella del ricordo di ciò che era. Neanche la rabbia per ciò che non è più
E un po’ di tenerezza
Nulla rimane inciso sulla mia pelle né io posso determinare qualcosa; e il tempo di credere il contrario è finito
La notte insegue sempre il giorno
Mi accorgo che senza il collegamento alla mia terra, il cielo non ha punti di riferimento
Non vedo nuvole ad indicarmi il vento né stelle a mostrarmi la via
Ma invece di stupirmi di questo, appuro che avviene
E non c’è pietà per chi non prega e si convincerà
che non è solo una macchia scura
il cielo
Per me non c’è pietà perché il mio credere non ha più forza, non è più attaccato alla terra, non è più finalizzato. Non c’è pietà perchè il credere non può essere finalizzato. Ma gli uomini sono di carne e l’affermazione può passare, ma per me …
Ora che sono qui, che si è rotto qualcosa dentro di me, ora che resto solo anche in quelle notti in cui non si può restare soli, mi accorgo appena del senso di ciò che ho scritto
La finestra accesa
osserva immobile
i vetri infranti
Verità e domande vuote
scivolano orribili
fra persone cristallizzate
Alla fine
la strada
sola
Il mio sospiro notturno
solleva il piacere oltre il pensiero
e procede senza soste
lungo la tua pelle
senza più confini
è così piacevole il tuo infinito
E il pensiero
chiude la porta
di disponibile attesa
L’infinito è immobile
la ricerca è finito
la sensazione è finito
ma in me non esistono più demarcazioni
non esiste più un nucleo di vita in un infinito di vita
non esiste la morte-fine
ma esiste la morte-porta
E chiamo stanchezza quel senso di insoddisfazione che ogni tanto mi prende
E chiamo ansia il senso d’angoscia che attanaglia la vita e che non confondo con la pulsione, la spinta emotiva che determina il successo nella vita
Eppure, spesso non so riconoscere stanchezza, né fame, né sete
Cosa voglio veramente?
Con se stessi non occorrono parole scritte, documentate, depositate presso notai ma che almeno siano chiare per scoprire chi siamo.
E quando sappiamo chi siamo, quel turbinio di rapporti spesso impossibili, tra le sensazioni dell’anima e quelle del corpo, non ci impedisce di trovare la risposta a quel “cosa voglio veramente”
E le parole chiare
scivolano sincere
da cuore a cuore
senza incomprensioni
Strade di ieri
nei volti
stravolti da fiumi di morte
Mondi scomparsi
rivivono fra sguardi
cristallizzati
su un futuro
che può solo sfumare
E fra le fronde
una pallida luce
li rischiara
Stanco gli occhi
in orge puttane
e il giorno scivola via
come l'acqua d'un torrente
fra mani troppo piccole
Vivere non posso più
E il corpo é l'argine
fra la vita e la morte dell'anima
C'era il sole
che spegnendosi
infuocava colline ocra
d'un rosso insignificante
E l'acqua passava
lasciando solo
mille gocce sulla mia pelle
E sempre più in basso discendo
dove né ombre né luci
sussistono
Mi perdo
e conosco sempre di più
il perdermi
totale
Il bambinetto
é morto in me
urlando: scappa!
E' morto l'eroe
da eroe
Vive solo
il tutto senza credo
Oltre le mura trasparenti
di sincero sentimento
osservo il tempo
E trovo nel vuoto dell'assurdo
la mia anima volare
lieve