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Frase scorrevole
Ogni volta che odiamo qualcosa dobbiamo ricercarla dentro di noi e rimuoverla da lì. Solo allora saremo capaci di non odiarla più
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lunedì, 31 dicembre 2007
Componimenti d'anima
Mondi sconosciuti
 
Quella porta socchiusa
m'offre una via
 
                                  Lenta nel timore
                                  la mia mano si muove
 
Troverò ancora la solitudine
di ricordi persi
nel profondo del tempo
 
                                  Lentamente s'accinge
                                  al semplice gesto
 
Oppure il tuo sorriso
rischiarerà lo spazio largo
del mio cuore
                                 Oh, mano mia
                                 sii ferma nell'umile atto
                                 colmo
                                 di vita sconosciuta
Scritto da: 400asa alle ore 08:31 | link | commenti | categoria: immagini
venerdì, 28 dicembre 2007
Componimenti d'anima
A te per sempre
 
Gocce di cielo
dai tuoi occhi
tergono dolori lontani
 
La paura di uno sbaglio
si placa nell'archetipa forza
che il cuore scandisce
centellinando il dono
 
E nei colori dell'arcobaleno
trovo il mio cielo

la tua anima

Scritto da: 400asa alle ore 13:04 | link | commenti (1) | categoria: poesie damore
giovedì, 27 dicembre 2007
Analisi semantica
Da questo posto privilegiato, spesso scomodo eppure, caldo come sono le lacrime di commozione, ma anche freddo come la lama tagliente che solo la parola può avere; da questo posto dicevo, in questi giorni ho sentito mille volte la stessa espressione ma che non sempre suscitava la stessa sensazione. Allora ho voluto conoscere i mille cunicoli in cui spesso si diramano le verità del mondo e ho scoperto cose sensazionali, che non conoscevo. Pur vivendo grazie ad Internet, ed esso anche grazie a me, mi sono accorto per un solleticare di curiosità, che una serie di bit si era nascosta dietro altre combinazioni. Ho smontato l’impossibile ma sono riuscito a leggere sotto il sedimento di secoli, l’origine di tutto questo: il presepe, il natale, la tradizione; ma soprattutto ho conosciuto la confusione creata sul significato originario del natale.
Nel 1223 un uomo, anche santo, volle rievocare la rappresentazione della nascita di Gesù. Questo uomo, anche santo, era Francesco di Assisi. Il luogo, l’anno, chi chiamò per quella rappresentazione, perché quelle persone gli diedero retta, sono cose che non hanno suscitato in me alcuna forma di interesse. Sono rimasto affascinato, invece, dalla necessità che ispirò Francesco.
Francesco di Assisi, uomo anche santo, vide che nelle persone si stava perdendo il significato del natale, e le parole della chiesa non erano più sufficienti a ravvivare quella tradizione.
Anche allora, la tradizione tramandata oralmente si stava perdendo. Oggi di questo incolpiamo la velocità di cambiamento alla quale siamo costretti, e la legge del consumismo applicata a tutto, anche ai sentimenti.
Ma era il 1223 e il consumismo non c’era. Ma per altre ragioni, la forza della tradizione si stava affievolendo e quell’uomo, anche santo, volle far vedere, perché egli stesso voleva vedere, che cosa accadde quando nacque Gesù. Voleva vederlo con gli occhi del corpo, non essendo più sufficienti né gli occhi dell’anima, né le parole a spiegare.
Voleva vedere fisicamente il bambino nella mangiatoia protetto dal freddo dalle cure della madre, voleva vedere il padre ringraziare i pastori che portavano loro qualcosa da mangiare, voleva vedere dietro la cronaca di ciò che era accaduto, la vita.
Voleva vedere dietro la tradizione, la vita di una famiglia, l’amore di una famiglia, le difficoltà di una famiglia, l’aiuto che le persone sanno offrire spontaneamente alla famiglia per superare quelle difficoltà.
Come allora, anche adesso, per altri motivi, c’è un costante affievolimento della forza dei significati originari che i gesti, che la vita, racchiudono. Anche adesso c’è la necessità di qualcuno capace di farci vedere fisicamente cosa c’è dietro la cronaca dei fatti. La televisione è una finestra che, paradossalmente, rende lontani gli eventi. Si sa tutto di tutto ma si vive il nulla di quelle cose che udiamo perché non ci appartengono. È l’ode del sapere fine a se stesso.
La corsa ai regali, la corsa a far nascere il bambino nella mangiatoia di un presepe super tecnologico per poter finalmente scartare i regali, la corsa a chi prepara il piatto più ricercato per impedire ai parenti il solito chiacchiericcio denigratorio, rendono l’avvicinarsi della festa un crescendo di ansie da prestazione e il momento topico, un mero giorno dove la solitudine dell’incomprensione regna sovrana.
Non si è avuto il tempo di una telefonata, quando l’invenzione del telefono ha accorciato le distanze e permesso contatti altrimenti difficili; la nostra casa, anziché essere luogo dispensatore di calore, umano e fisico attraverso l’essere focolare accogliente, è divenuta appartamento nel senso etimologico del termine: luogo separato dal resto e che diviene fonte di estrema solitudine. La casa dove conciliare nell’intimità i propri affetti, ora diviene luogo di solitudine.
Il vero significato del termine buon natale è: buona nascite in te del nuovo modo di vivere che Gesù ha insegnato. E questo augurio vale per tutti: perché io possa augurare buon natale è necessario che la nascita in me sia avvenuta e che abbia capito che deve essere rinnovata per mantenere la forza. La forza della tradizione sta nella capacità delle persone di trasfonderla negli altri. Ma perché la tradizione non diventi un peso vecchio e inutile da portare, occorre prendere atto delle trasformazioni del modo di vivere e convogliare le nuove energie e le nuove usanze per far capire il significato intimo che si vuole continuare a trasmettere.
Il regalo è qualcosa che si ha voglia di portare per far piacere, perché serve. E si decide di mangiare insieme per condividere la gioia di farlo.
 
Ma mi accorgo che voglio spazzare la cortina di parole che racchiude la verità con queste che non sono altro che altre parole che possono confondere: la vita è diversa da internet dove essa, a volte è da ricercare.
Ma la vita è fare.
Quell’uomo, Francesco, anche santo, avrà certamente parlato. Ma quando ha avuto la necessità di capire, e di far capire, ha fatto. E quel che ha fatto rimane anche oggi e per chi vuole, quelle opere racchiudono ancora quello stesso significato che quell’uomo, anche santo, ha voluto ritrovare.
Scritto da: 400asa alle ore 12:39 | link | commenti (1) | categoria: i racconti di grog
giovedì, 20 dicembre 2007
Componimenti d'anima
Luoghi lontani
 
 
Nascosta dietro i sogni
la mente vaga senza appigli
 
Fogli senza più ordine
volano leggeri
su storie immobili
 
Fermo nel tempo m'attende
un luogo lontano
Scritto da: 400asa alle ore 14:07 | link | commenti | categoria: immagini
venerdì, 14 dicembre 2007
Di morte e d'amore
Modus vivendi
 
Vetri bagnati di lacrime
incontaminabile
osservo il film muto del mondo
 
E rimesto l'animo
nell'incomprensibile voglia di comprensione
Mentre sbircio risposte
oltre i decori giallo-ocra
nella devastante pretesa di fingermi
genitor parentibus
 
E dall'orgoglio scivolo
in sorrisi
verso l'inferno
Scritto da: 400asa alle ore 10:56 | link | commenti | categoria: immagini
venerdì, 07 dicembre 2007
Stralci di vita
Corpi di un'anima
 
 
Voce d'intimo
e lieve respiro d'un bimbo
il tuo sguardo d'ali di farfalla
Nel cuore
paura e morte
scoppiano nel silenzioso scivolio di lacrime notturne
 
Ho visto la tua anima
fuori dal corpo
nell'incredibile viceversa
dove la terra ferisce profondamente
 
Sei caduta così
nel vortice impazzito di mille giorni
coi tuoi sogni semplici
sfiammate di luce divina
nel buio
del profondo terrore
 
Unico mio rimpianto
essere l'eletto
essere informe troppo simile al tuo
E nel proteggerti t'ho persa
nel mio lento perdermi
indifesi contro nemici troppo forti
noi stessi
Scritto da: 400asa alle ore 07:54 | link | commenti | categoria: poesie damore