Ho la testa vuota, mentre torno. Né pensieri, né preoccupazioni, né gioie. Nulla. Il che è pericoloso perché il traffico nulla perdona allo scooterista, neanche la disattenzione di un attimo.
E galleggiando in questo spazio dove ieri e domani non esistono, tratti di strada scompaiono alla percorrenza: mi salva qualcosa ho dentro, che tutti abbiamo: la capacità di percorrere autonomamente le strade che conosciamo. Così arrivo quasi puntuale senza sapere come. Riacquisto i miei punti di riferimento: il clochard con cui condivido l’impegno mattutino di esserci, lo sguardo disattento dei turisti, il rumore dimenticato dei motori delle auto. Il portone d’ingresso con l’anziana marchesa che con fare antico si ferma e mi saluta. Il saluto dei colleghi. Il computer e i blog.
Lentamente, ritorno ad avere qualche sprazzo di ricordo, qualche programma. Ma è ancora poco e dura un solo attimo.
La testa è vuota ma non mi dispiace questo stato. Non so se dire: “purtroppo passerà” o “tra poco passerà”.
So solo che ora sto qui. Ma tu aspettami.
Forse ho dato troppo senza tenere nulla per me.
La morte: quella poteva essere la strada della rinascita.
Ma morire vuol dire uscire dagli schemi, cambiare maschera: in questi momenti scopro quanto sia difficile togliersela, quella maschera; e mi viene da pensare che tutto sommato, forse, sarebbe più facile recitarla sino in fondo la parte di colui che cambia, che esce dagli schemi.
Qual è la strada? Affidare la verità alla notte, alla voce senza colore, al soliloquio.
Atteggiamenti di solipsia, problemi di schizofrenia: ancora una volta filosofia e scienza si abbracciano in una specificità che non aiuta la chiarezza, non definendo né limiti né le patologie della terminologia.
Comunque sia, questi atteggiamenti definiscono un punto fermo: io sono la certezza. E da questo punto parte la ricerca della verità. È un sistema per definire una strada e può servire ad avere un rapporto con se stessi, certo, chiaro. Ma è vera questa affermazione? Oltre al rapporto tra pensiero e realtà, oltre al significato dato dal pensiero alla realtà, è questo il modo di conoscersi meglio?
Forse ho dato troppo senza tenere nulla per me. Come posso ora, auto-determinarmi se non so chi sono? Dovrei cambiare realtà perché credo sia troppo tardi cambiare con gli altri che sono già cambiati.
Forse qualche volta avrei dovuto dissentire e senza rimorsi, dire “no!”; magari qualche volta, ma dirlo. Per crescere meglio, per far crescere gli altri.
Si, forse avrei dovuto farlo prima. Ucciderli tutti, questi pensieri, prima del loro formarsi in parole. Avrei dovuto farlo prima che fossero in grado di parlare con gli angeli, prima che mi dicessero cosa c’è oltre la realtà. Per scegliere liberamente di sbagliare, di peccare, di uccidere; per elevarmi fino a Dio e conoscere profondamente la responsabilità della vita.
Ma ucciderli ora gioverebbe al farmi dimenticare di tutto il tempo?
Il più grosso errore è stato istituire il concetto di peccato che ha tolto la libertà di peccare, di uccidere qualcosa dopo averlo creato, per mettersi alla stessa stregua di Dio, per venire a conoscenza della responsabilità di vita. Dio sta dentro di noi, lontanissimo da quei luoghi dove ci hanno insegnato a cercarlo. Lontanissimo dallo sforzo di organizzare discorsi sensati da somministrare al prete rincantucciato nel suo confessionale; luogo ridondante di secoli di buio e di parole dette con l’ansia di sapere se quelli commessi erano peccati, e che tipo di peccati.
Con le mani giunte contro quella tapparella che dell’oro aveva solo il colore si aspettava la cura dell’anima. Una volta ho guardato attraverso quei buchini ed ho visto dei lampi di luce negli occhi del prete. Chissà cosa seguiva con lo sguardo. Chissà dov’erano i suoi pensieri, chissà quanto lontani da quelle mie balbettanti parole. Chissà se il suo cuore, in quel momento poteva avere qualcosa in comune con ciò che stavo vivendo, almeno l’umano compatimento.
Quando ho alzato la testa, ho capito che non potevano essere quelle confessioni a cambiarmi. Non potevo recitare la parte di colui che sta cambiando.