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Frase scorrevole
Ogni volta che odiamo qualcosa dobbiamo ricercarla dentro di noi e rimuoverla da lì. Solo allora saremo capaci di non odiarla più
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venerdì, 07 agosto 2009
Brogliaccio d'un addio

17.

lunedì 10 maggio

Il pomeriggio ho accompagnato Emanuele e Francesca ad acquistare uno stereo da Di Salvo. Non ho nessuna fretta. Dentro di me oggi è calma piatta. Questa situazione mi ha stancato. Sono privo di idee e di forza per cercare altre strade. Passo momenti sempre più lunghi senza pensare minimamente a lei. Ogni sentimento d’amore mi ha abbandonato. Sempre di più penso alla vita che continua. Sento che la corda dove ho cercato di arrampicarmi per giungere a lei mi sta sfuggendo dalle mani e il lento scivolare mi porta a poggiare i piedi su altre vie da percorrere, vie che sempre di più stimolano la mia curiosità. La cena di questa sera a casa di Laura è stata gradevole. L’amore che provo per lei da sempre mi porta a dimenticare tutto. È incredibile questa cosa: non ho mai avuto il coraggio di confidarglielo, anche se qualche mio comportamento glielo avrà fatto immaginare. Fin da piccolo rimanevo incantato ad ascoltare le sue storie e con il passare del tempo i pomeriggi passati insieme diventavano sempre più stimolanti, rilassanti, teneri … insomma: amore. Poi, la vita ci ha fatto vivere strade diverse e tanti miei pensieri, li ho messi da parte. Come nel dopo cena, quando sono arrivati gli altri cugini e gli amici di Sandro. I miei pensieri li ho messi da parte anche stasera, come tante volte ho fatto. All’una stavo a letto.

Scritto da: 400asa alle ore 11:12 | link | commenti | categoria: i racconti di grog
mercoledì, 05 agosto 2009
Brolgiaccio d'un addio

16.

Domenica 9 maggio

Nonostante l’ora tarda in cui sono rincasato, mi sono svegliato alle 7 e 30 senza più riuscire a dormire. Così ho cercato di razionalizzare un sogno fatto. Probabilmente la causa del risveglio.

Stavo in un ambiente non ben definibile avvolto nella semi oscurità. Sui divani freddi anche se comodi persone conosciute sembravano assenti, eppure interessate alla storia che si stava delineando davanti ai loro occhi. Parlavano tra di loro di cose che riguardavano me. Eppure ero un estraneo in quell’ambiente. Ad un tratto la vedo. Il viso stravolto ch’eppure sorrideva. Cambiava continuamente atteggiamento in una smorfia di agitazione immersa nella confusione di visi e mani che si agitavano impedendole di parlare con persone a noi due conosciute. Cerco di chiamarla, mi ascolta ma la nebbiolina lucente in cui siamo immersi e da cui spuntavano visi sconosciuti la rende scostante: mi sente ma non ascolta il mio ragionamento. Mi viene incontro Massimo col suo modo di fare premuroso e cerca di portarmi via, di distrarmi, ma sortisce l’effetto contrario. Cerco con ancora più forza di parlare con lei ma agitando in modo innaturale le sue mani cerca di allontanarmi o forse di nascondersi. Poi, non so come, trova un telefono, alza la cornetta e inizia a parlare. In quel momento vedo l’anello nuziale sul dito mignolo. Questa visione mi sconvolge e cerco di interrompere la conversazione cercando di disattivare la linea ma invano. La linea continua ad essere inspiegabilmente attiva. Poi in uno sconvolgimento della situazione, mi vedo che parlo al telefono con lei ma la conversazione è continuamente disturbata. Poi, ancora, mi vedo camminare confuso in quell’ambiente con in mano una carta telefonica. Piango. Insieme a me c’è solo Paola.

I sogni hanno il potere di lasciare liberi sentimenti e sensazioni e di svelare alla ragione cose chiarissime a livello inconscio. A volte le persone che stanno intorno a me rendono il trascorrere del tempo spensierato, altre ancora pieno di riflessioni. Ma ognuno di loro ha un vissuto che si è costituito nel tempo sulle esperienze vissute. Quindi, ogni consiglio, ogni parola è frutto del pensiero che ognuno di loro si è fatto sulla mia situazione. Non è quindi un dato oggettivo sul quale posso decidere cosa fare. Cosa fare dipende, quindi, da ciò che ha compreso. Cosa fare dipende solo da me. Gli amici sono sostegno dove mi sono rifugiato quando ho avuto paura, sono setaccio che mi ha permesso di filtrare le emozioni, scrigno dove ho riposto la speranza. E questo sogno che ho raccontato loro è stato custodito, filtrato e setacciato. Ma io provo la stessa angoscia del sogno quando la rivedo cercare aiuto in un telefono e dall’altro capo non ci sono io, quando vedo il suo anello non più al suo posto. È per questo che ho deciso che romperò il silenzio. Ho provato a sradicare questo amore anche lasciandomi cullare da sguardi e corpi di ragazze e donne che con gioia mi hanno accolto, ma non sono riuscito a sradicare quella pianta. Ma perché farlo senza seguire questo mio impulso. Ho il dovere di tentare al di là della logica. Ho necessità di smetterla di pensare. Tutto può essere perdonato, tutto può essere detto. Occorre ritrovare ciò che siamo l’uno per l’altra. Tutto il resto è ipotesi. Questa è al pazzia che cercavo oltre le tattiche, senza discorsi o atteggiamenti pensati; e ora che l’ho trovata so cosa fare. Per il resto ci pensi Dio.

Giancarlo oggi compie 50 anni e ci ha invitati a mangiare all’Angoletto, una trattoria nel cuore di Roma. Il pasto è a base di pesce ed è gradito da tutti. Ci salutiamo. Alle 17 sto a casa. Alle 18 sto sotto casa sua. La tensione è forte. Compongo al cellulare i primi 4 numeri di telefono. Mi fermo: starò facendo al cosa giusta? Schiaccio il quinto, addio tattiche. Giungo all’ultimo. Addio i ragionamenti. Primo squillo, che regni l’istinto. Un sospiro … pronto?

Alle 18 e 30 stiamo a Villa Glori. Le dico tutto, mi dice tutto. Mi racconta che ha passato un momento di sbandamento ma che ora ha le idee più chiare su come deve comportarsi. Mi dice che aveva necessità di sentirsi dire da me che l’amore rappresenta il luogo dove due persone si ritrovano in modo totale, senza barriere, senza dove dimostrare niente. E che in questo luogo privo di rumori e di persone, si diventa casa l’uno per l’altra dove tutto diventa possibile. Mi rimandava ogni mio pensiero come se tutto potesse ricominciare. Ma la sera, dopo un bacio, quando le dico che per me questo incontro è stato importante per tentare di ritrovarci, mi risponde che per lei è semplicemente servito a questa sera. Sono rimasto impassibile. Ho visto la mia speranza scomparire in un buco nero. È incredibile come il suono delle parole sia capace di deformarsi e far vedere il cielo più alto e un attimo dopo di rigettare così lontano da ogni forma di luce.

Scritto da: 400asa alle ore 08:16 | link | commenti | categoria: i racconti di grog
lunedì, 03 agosto 2009
Brogliaccio d'un addio

15.

Sabato 8 maggio

Ieri fuori dall’ufficio ho incontrato Alfonso. Gli ho spiegato perché non l’abbia messo al corrente degli avvenimenti. Sua moglie ha subito una complessa operazione di ricostruzione del femore e non mi sono sentito di appesantirgli ancora di più la vita. Credo abbia apprezzato la mia decisione. Oggi mi ha telefonato per dirmi che non ci saremmo potuti vedere perché la degenza di mia zia era finalmente terminata e non vedeva l’ora di riportarla a casa. Ho notato che tutta la mia famiglia ora mi tratta in modo diverso, da adulto, come se le sofferenze determinino la crescita di un individuo. Prima mi prestavano ascolto solo in caso di discorsi divertenti. Ma ora tutto è cambiato: la drammatica serietà che forma l’uomo, che solca con i dolori l’anima e con le rughe il volto ... Ma ora devo dedicarmi alla festa di stasera. Scelgo di vedermi col gruppo che parte da casa di Luisa, stesso portone dei genitori di lei. Non so quale sarà il mio atteggiamento se dovesse arrivare anche lei ma mi va di correre il rischio. Ogni volta che si affaccia qualcuno dall’intero del cancello ho un sobbalzo al cuore. Ma non accade nulla. Arriviamo a Vitinia e tutti si comportano in modo affabile con me, come se fossi io il festeggiato. Ogni mio movimento è seguito sempre da qualcuno. Le ragazze, in modo particolare, si dedicano completamente a me e questo, ovviamente, mi solletica molto. Decido di vivere il momento anche se sempre di più prende corpo in me la consapevolezza che questo comportamento nasca dalla certezza ben salda in tutti i presenti della fine del rapporto tra me e lei.  Alla fine, Claudio mi riaccompagna a casa, ma prima mi offre un caffè al S. Eustachio. All’1 e 30 mi fa fare un giro di Roma poi a casa. Eppure la festa è cambiata da quando ho saputo che lei non sarebbe arrivata. Tutta quell’inspiegabile eccitazione è di colpo svanita e ho aspettato che tutto finisse.

Scritto da: 400asa alle ore 13:28 | link | commenti (1) | categoria: i racconti di grog