Non si può scrivere quando si è in cammino, almeno quando il cammino è impervio. E qui sul virtuale, il cammino spesso è impervio, specialmente quando si incappa in letture che incidono dentro e lasciano un segno che va lasciato guarire senza troppa fretta. Queste letture, spesso ingarbugliate, salgono da dentro e portano con se massi pesanti lasciati sul fondo a … che fare non so dire; sicuramente a pesare sulla mia vita che mi pareva sufficientemente libera e che invece scopro essere ancora troppo ingarbugliata.
Così ho scoperto che il senso del viaggio non è la meta ma l’andare. Le sensazioni sono il condimento dell’andare, le compagne di viaggio, le spie del cruscotto che mi dicono la qualità e la quantità del mio andare. Le persone che incontro sono le opportunità; anzi, forse sono proprio loro IL VIAGGIO.
Ma è anche vero che un viaggio senza meta non ha molto senso. Girare senza scopo lo fanno i folli e per noi questo non ha molto senso. Ma sono sicuro che per loro ha senso. Anzi credo che dovremmo cercare di comprendere il senso che loro danno al viaggio senza meta perché è molto più alto, perché svincolato dalle cose terrene.
Ora che sono incorporeo, viaggio velocissimo. Eppure, qualche volta mi immagino averlo ancora, il corpo. Così, ho scoperto che il corpo è un veicolo che permette all’anima di mostrare ciò che è.
È un dono che può essere condiviso con una stretta di mano o un abbraccio, con un bacio o con uno sguardo.
L’occhio è una parte del corpo, ma l’occhio capace di vedere attraverso il corpo può appartenere solo ad un poeta. Ma è anche vero che il vero scambio d’anima avviene attraverso un abbraccio, un bacio, una stretta di mano … un contatto: infatti, tutte le volte che ci salutiamo per e_mail raramente ci lasciamo con dei semplici saluti ma quasi sempre con un abbraccio o un bacio.
Ma ho anche visto delle persone con braccia incrociate che forse non sapevano dove mettere le mani; ma forse attraverso quel gesto sono state costrette ad innalzare delle barriere davanti all’invadenza di qualcuno. No c’è niente da fare: ci sono delle persone che sono invadenti. Oppure che non sopportiamo, che non ci incuriosiscono, che non stimolano il nostro senso della condivisione. Allora incrociamo le braccia.
Ma quando ci riesce di vedere l’animo, allora il corpo diviene splendente di una luce che è diversa da corpo a corpo. Allora si riesce a capire il dono importante che il corpo rappresenta.
Viaggiando, ho scoperto che anima e corpo non sono due entità distinte, ma una sola con densità diverse e che solo in un attimo le due diverse densità sono in grado di manifestarsi una: quando uomo e donna si uniscono nell’acme del rapporto, nell’amore totale. Abbiamo bisogno di essere due per capire. Per questo rimpiango di non avere più il corpo.
Ma ora sono in grado di viaggiare velocissimo e allora attraverso l’ascesi, conosco Dio. E rimanendo me stesso, mi ritrovo negli altri.
