Prologo.
In questi ultimi tempi, ho girato tanto tra i bit impolverati della memoria di questo universo. E dentro un ammasso di questi, forse più disordinato degli altri, ho trovato un mucchio di fogli elettronici abbandonati dove ho trovato scritta una storia. Una storia come tante, con delle domande e delle risposte, eppure così vera da desiderare di strapare i fogli per non soffrirne più, per non far soffrire ancora colui che per caso dovesse riscoprirla dopo tanti anni sepolta dalle verità accumulatesi nel tempo. Ma non ho strappato quei fogli, né sono riuscito a smettere di leggerla, quella storia.
Inizia con un titolo
e continua con dei capitoli che raccontano di ciò che avvenne in quei giorni del 1993.
1.
Mercoledì 7 aprile
Quando si decide di vivere in coppia occorre lasciare il sentiero dell’individualità per seguire quello della libertà dove ogni esperienza personale deve essere vissuta col desiderio di condividere con l’altro ogni sensazione, ogni sentimento. Ma questa decisione deve essere pienamente condivisa da entrambi, pena il fallimento del rapporto, o, peggio, la ricerca di equilibri diversi.
Se uno dei due cede alla tentazione di tornare per un attimo a vivere la propria vita con l’altra visione, più personale, dove l’autoaffermazione prende il posto della condivisione, allora gli equilibri vacillano, ogni situazione può essere risolta e vissuta in modi diversi, in altri contesti che non conoscono la vita di coppia in quanto creazione personalissima dei due individui e che per questo non possono dare che alternative alla vita di coppia stessa, non una soluzione. È per questo che i normali problemi di tutti i giorni lasciano il posto alla ricerca del colpevole, alla necessità di far valere le proprie ragioni.
Oppure ci si rifugia nella ingannevole nostalgia dei ricordi che si ritrovano stranamente vivi con le loro sensazioni così stimolanti, quei ricordi che da sempre aspettano di farci rivivere in modo illusorio quelle realtà così leggere, spensierate, di persone allegre, facendo risultare l’odierno oltremodo pesante e noioso.
Inesorabilmente il rapporto diventa un luogo scomodo dove vivere il meno possibile, col desiderio di fuggire per respirare l’aria pulita, diversa, stimolante di altri luoghi, di altre persone.
Il giurato eterno amore, vacilla, la fiducia che vive di gesti infinitesimali, svanisce. L’amore diventa sopportazione.
Forse è per tutto questo che abbiamo deciso di separarci.
Ciò che era uno
s'é scisso lentamente, senza lacrime
Mille i rimpianti
accumulati fra l'illusione
e i cuscini della notte
a soffocare i sospiri
E l'amore sfumava
fra le cianfrusaglie della vita
quando lo cercavamo
fra vette innevate e sconfinati abissi
Chissà se Iddio voleva l'uno di noi
o piuttosto ora, riparare
l'umano
accaduto errore
E senza sfiorarci
il tempo passa fra infiniti momenti
che altalenanti
ci uniscono ora al cielo, ora alla terra
sollevando noi
dall'essere semplice materia
E la risposta
ferma al centro del gioco
attende
ma leggerla ora
mi é impossibile
