Danza delle immagini
Mi vedo assistere
alla mia morte
nella goliardica
bugiarda verità
di brame mai sedate
gentilmente
Si voltano gli occhi
angeliche seduzioni mi guardano
ne godo
Si voltano ancora
le vedo passeggiare laggiù
ne muoio
Il tempo imbriglia il cuore
L'anima è melodia
ma il cuore batte le note
della dissonante pazienza
finché
pazzamente
muore
sciogliendosi su gote
rigate dal tempo
Orologi coricati
Orologi coricati
per riposare ore
ora passate
E lancette ad indicare momenti
belli di altre ore, di altri giorni
Vita di ieri
di ore che andranno a sdraiarsi
anche loro
negli angoli bui dei ricordi
I focolai di verità
Focolai di verità
ultimi dispersi
vi osservo nella buia pianura
spegnervi
al vento di parole velocissime
Non ho più tempo per riscaldarmi
solo per vedere cenere volare via
e la vita che indicavate
sparire
Ricordi
Definitivamente pazzo
osservo senza comprendere
l’indifferenza
che trascina la morale
in un’etica difforme
Poi m’accorgo che osservare
é già tradire sentimenti d’altri
in un epitaffio alla norma
legata a Dio
Facili partenze
Stupito osservavo
nere rotaie infrangere muri bui
e facilmente passarci attraverso
Ma non avevo paura
non dovevo mica percorrerle
ci pensano i treni
a portare valigie e viaggiatori
(portatori anch'essi
ma di ricordi
E neanche i ricordi s'attraversano)
Poi fu fragore di schegge di silenzio
E nella postuma quiete erbosa
vidi la mia anima camminare
con quella scheggia di dolore
nell'impossibilità di morire
Incubi
Mi sono nutrito di sensazioni
trasudate da parole estranee
ai pensieri
e ho bevuto i distillati di silenzio
che aspergono la volta del mondo
Ho solfeggiato libri di suoni striduli
frugando attraverso il passato
vestito di paradosso dal fine tessuto
E luminescente nell'intorno
ora m'aggredisce
il buio denso
incubi di lotte impari
impotenti fughe tra mobili deformi
dentro realtà lontane
Il frutto del setaccio del male
Solitudini
Ora che sta per arrivare la notte
che la speranza sfuma
e le false ossessive vite
si smorzeranno nella realtà
anche la mia anima
si piegherà al volere della legge
e rimarrà rinchiusa
come perla viva
nel sarcofago che nella vita
invecchia
che nella realtà imputridisce
Ma germoglierà da seme poeta
pazzia
per volare alto
da solo
nell'infinito
A volte si calma
Per tornare, poi, devastante.
È l’urlo di un dolore di cui non trovo ragione
Quando si calma tutto si rasserena
Anche volare diventa facile
e divertente giocare coi colori coi quali dipingo ogni ora del giorno allegro che dopo due giorni, quel dolore sembra non esserci mai stato
Ma quando torna cancella tutto
Prima scarabocchia quel che ho disegnato come a dire
Non vale niente!
E poi lo cancella malamente
per lasciare solo la fatica di aver vissuto
Spesso quell’urlo è tanto forte che devo mettermi a letto
Ma poi passa
Per qualche giorno barcollo
poi mi ripiglio
Riapro il cassetto e ricomincio
e riscopro l’ccordo armonico celeste
con le sue fughe dalla tonica che mi portano a scoprire nuove armonie
Ma anche false soluzioni
Forse quell’urlo mi permette di ritrovare l’accordo primigenio
Ma se fosse quell’accordo il dolore dal quale tento di liberarmi?
e .....
“il tempo passa tra infniti momenti
che altalenanti
ci uniscono ora al cielo, ora alla terra
sollevandomi
dall'essere semplice materia
E la risposta
ferma al centro del gioco
attende
ma leggerla ora
mi è impossibile”