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Frase scorrevole
Ogni volta che odiamo qualcosa dobbiamo ricercarla dentro di noi e rimuoverla da lì. Solo allora saremo capaci di non odiarla più
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martedì, 12 dicembre 2006
Conclusione

Conclusione

 

E nei momenti della lotta in cui la tensione scemava, salivo in un punto in alto per vedere meglio contro chi stavo combattendo, poiché non sempre riuscivo a distinguerne le forme.

Ma da un po’ di tempo qualcosa è cambiato.

Ogni volta che salgo in quel punto in alto, in soffitta per esempio, per cercare qualche oggetto dimenticato, o per dimenticarne altri, non posso fare a meno di osservarlo. Man mano che salgo gli ultimi gradini, lui è lì che mi aspetta. Punta lentamente da una parte. A volte sembra invitarmi per dirmi qualcosa di importante. Forse è stato messo lì per indicarmi il cielo. Guardare il cielo mi dà un senso di libertà infinita; e lui lo sa. Così me lo indica. E indica sempre il punto che voglio guardare. Non è un semplice angolo di cornicione, no, ha qualcosa di più, qualcosa di speciale.

Scritto da: 400asa alle ore 14:05 | link | commenti | categoria: la valle dei sette fontanili
martedì, 05 dicembre 2006
La valle dei sette fontanili
Racconto quinto
 
Così lo spense.
Quella mattina si era alzato di buon ora con la ferma intenzione di concludere quel lavoro che gli avrebbe permesso di controllare l'attività economica Europea. Ma quando raggiunse il suo ufficio posto al decimo piano del grande palazzo nero ultra tecnologico, rimase interdetto per l'inspiegabile sensazione di disagio che lo colse improvvisamente. Si sedette alla scrivania, accese il computer ed avviò i numerosi programmi per saggiare la veridicità dei dati accumulati in mesi di studio del mercato. Ma era continuamente distratto dalla luce della stanza, dai pochi oggetti posti sulla scrivania, dalle due litografie appese al muro di fronte. Disagio che si tramutò ben presto in un senso di oppressione che lo attanagliò proprio qui alla bocca dello stomaco. Così verso le 11,15 spense il computer. Portò le mani dietro la nuca e si adagiò sullo schienale della poltrona in pelle. Fece un profondo sospiro con l'intento di rilassarsi. Al più presto perché doveva terminarlo, quel lavoro.
Scritto da: 400asa alle ore 13:21 | link | commenti | categoria: la valle dei sette fontanili
mercoledì, 22 novembre 2006
Racconto quarto
Racconto quarto
 
Alcuni di noi nascono incapaci di difendersi dalla vita. Ogni sensazione é unguento che pervade l'animo che spesso esplode nelle stanze segrete dell'inconscio in mille schegge di pazzia. Ma la vera pazzia è cercare di ricomporre l'animo, disperso nei pensieri di coloro che ci hanno vissuto.
Alcuni di noi nascono con quel gene ma non tutti sono capaci di impazzire. Alcuni tornano sovente da quel luogo fermo di immagini e di limiti, senza più confronti da fare.
No, non é la pazzia il vero dramma, bensì l'altalenante vivere: tornare e ricominciare e, purtroppo, sapere!
Io sono uno di loro, inspiegabilmente risvegliato.
Scritto da: 400asa alle ore 12:56 | link | commenti | categoria: la valle dei sette fontanili
lunedì, 06 novembre 2006
Racconto terzo

Racconto terzo

 

Ero veramente felice di poter partire con loro, specialmente dopo un anno così faticoso com'era stato quello appena trascorso. Così, all’uscita del locale dove avevamo deciso pressoché tutto della vacanza-lavoro, per prolungare la piacevole serata, decisi di tornare a casa a piedi. Salutai i miei amici e mi incamminai, ignaro di ciò che mi sarebbe accaduto di lì a poco.

 

Scritto da: 400asa alle ore 09:47 | link | commenti | categoria: la valle dei sette fontanili
martedì, 24 ottobre 2006
Racconto secondo

disegno paese

Racconto secondo

 

Posta alla fine di un viale alberato, ben disegnata nella struttura a due piani, la villetta é isolata dalla striscia d'asfalto che le gira intorno, da un giardinetto ben curato, recintato da una staccionata che, tuttavia, permette di godere della vista di alcuni vasi di fiori che ne adornano gli angoli. La staccionata ha un cancello che può essere facilmente aperto anche dall'esterno. Sulla destra, proprio all'inizio del viale che porta all'ingresso principale dominato da un portone semplice, in legno scuro, a due battenti color bronzo, c'é la cassetta delle lettere affissa all'apice di un robusto bastone. Nel punto dove questo penetra nell'erba, della ghiaia bianca favorisce il drenaggio della pioggia. Stasera sarà messo a dura prova visti i forti scrosci d'acqua e il vento che li accompagna. Accanto al portone d'ingresso, il cancello d'accesso al garage é illuminato da due piccoli lampioni la cui luce si riflette sul metallo bagnato della cassetta delle lettere. Al primo piano due finestre buie, unite da un balcone in legno, si staccano da un'altra finestra da cui traspare una tenue luce. Sopra, una finestrella, spia di una mansarda, decora un tetto spiovente in tegole. Un comignolo lascia uscire il fumo d'un camino e l'odore di legna bruciata. E' incredibile ritrovare antichi odori di paese d'inverno nel centro d'una metropoli così grande come Roma. Sono fortunata! La luce é accesa. Certamente ci sarà qualcuno. Così potrò concludere il mio lavoro, per oggi.

 

Scritto da: 400asa alle ore 11:25 | link | commenti | categoria: la valle dei sette fontanili
venerdì, 20 ottobre 2006
Racconto primo

orologio

Racconto primo

 

Eppure il tempo invecchia. Forse sarà quel lento e incessante lavorio del pendolo che lo fa andare avanti per ore, per giorni, per anni ... inesorabile. E quelle lancette a ricordarcelo impenitenti! E noi lì senza poter far nulla se non invecchiare. A volte non ce ne rendiamo nemmeno conto che tutto passa perché quell'entità astratta é talmente noiosa che spesso, proprio davanti a quel pendolo, ci si appisola. E tutto passa.

Scritto da: 400asa alle ore 09:23 | link | commenti | categoria: la valle dei sette fontanili
mercoledì, 18 ottobre 2006
La valle dei sette fontanili

Introduzione

Introduzione

 

Consapevolmente o no, ognuno di noi vive in due realtà. Una, quella più intima, é la realtà degli occhi chiusi, quella dei sogni e delle belle immagini, dove l'animo libero d'esprimersi, si ricrea ritrovando l'unità. L'altra, quella pubblica, quella degli occhi aperti, é la realtà dove l'animo ritorna individuo. E' la realtà dei colori e degli odori, delle sensazioni fisiche che fanno bene al corpo. Ma queste realtà sono per occhi puri, per gli occhi che ci donarono alla nascita. Occhi capaci di essere luce del sogno, riferimento primo e l'ultimo vero fine dell'esistenza. Occhi ancora non appannati dalla vita degli uomini-individui che offrono quella realtà sull'altare sacrificale dell'Ego; il quale, nel tentativo di ricreare in essa le belle immagini del sogno, trasforma in colori e suoni le sensazioni. Così, la gioia diviene necessità di avere, la serenità diventa potere.

Così l'uomo individuo stravolge ogni cosa.

Talvolta, però, accade che nasca un uomo capace di ridare a quei concetti disciolti nel vortice di assurde necessità, l'originaria emozione della vita. Così, quelle necessità, lasciano spazio a gesti antichi dove l'ignoranza del dover vivere, muore nel suo stesso assurdo esistere: quell'uomo offre la possibilità di valicare le montagne di opinioni apparse fino allora inattaccabili.

Perché, allora, l’uomo ritorna individuo e, in una sorta d’espiazione per aver tentato di vivere diversamente, offre in olocausto su quell’altare proprio quell'effetto inebriante dell'aver visto, oltre l'orizzonte del sapere, l'emozione del gesto folle che suggerisce il divino? Così, grazie a quell’offerta, si ripristina la vita di necessità dove l’uomo stigmatizza come peccato, stregoneria, arte divinatoria di sette demoniache, quei sentimenti che invece nascono puri.

Allora la lotta.

E il silenzio nell’attimo che vede partire l’ultimo colpo. L'indefinibile momento nel soffio del tempo che trasporta lontano, incessante, a folate, l'acre odore di sangue con la sua eco di colpi e urla.

E il silenzio dopo la lotta. Il respiro affannoso, aritmico mantice di vita, cattura ancora lo pneuma, sacrosanto premio per il vincitore. Il cuore si calma, i tendini lasciano la stretta. Così quegli occhi, quelli appannati dalla vita, possono chiudersi a detergere per un attimo il pericolo ed osservare, poi, cambiati la scena.

E il silenzio dopo la morte. Il respiro assente, i tendini spezzati, e quegli occhi di verità chiusi alla vita. Il corpo nella polvere.

I contendenti appartenevano al soffio del tempo. Ora, uno gode di quel silenzio; l'altro, é diventato il silenzio. La morte ad esaltare la vita; l'ombra, la luce; l'odore, la sacralità. Ma chi é il vincitore?

Nel catatonico stupore - poiché, mi chiesi, esiste la risposta? -, la realtà del sogno cominciò a subire una sorta di deterioramento. Fiocchi di neve azzurri cominciarono a riempire l'immenso spazio dove venivo a trovarmi ogni qualvolta chiudevo gli occhi. Scendevano da un cielo nero e senza fondo e non accennavano a sciogliersi, nonostante il caldo asfissiante. Quella pesantezza che avvertivo qui sul petto aumentava il senso d’ansia. Il respiro diveniva sempre più affannoso fino a scomparire, quasi, nell’assenza totale d’ossigeno. E ogni volta mi svegliavo dolorante ed impaurito.

Speravo fosse uno sciocco incubo notturno. Invece, esso, sempre lo stesso sogno, si presentava con sempre maggiore assiduità. Fino a che ebbi paura di morire.

Fu così che anche l'altra realtà cominciò a deteriorarsi. Lentamente, tutte le cose cominciarono a perdere la nitidezza dei contorni, immerse come erano in quella luce fredda.

Fu così che cominciò la mia lotta per sapere.

Scritto da: 400asa alle ore 09:02 | link | commenti | categoria: la valle dei sette fontanili